In evidenza

Benvenute e benvenuti nel mio blog

Benvenute e benvenuti! Questo è il mio primo scritto, non so cosa esattamente vorrò farne di questo spazio ma so che avevo il desiderio di trovare il modo per esprimere alcune considerazioni su cose che mi passano per la testa. Mi piace scrivere e lo faccio per professione anche se non ci guadagno (avverrà, prima o poi?). Ci troverete, quindi, roba che riguarda i libri (non solo i miei), la poesia, la lettura, il teatro,  le arti. Non temete, non sono una critica letteraria né lo diventerò, ma mi piace discutere anche delle tensioni umane e sociali, le faccende che viviamo, che ci fanno gioire, indignare, terrorizzare. Se vorrete lo faremo insieme. Questo blog, per la verità, è il risultato di una “pressante” insistenza del mio compagno Nicola il quale non ne può più di sentirmi parlare delle cose di cui vi ho detto. Spera forse di sottrarsi così ai miei eccessi? Non sa, il poverino, che io di questioni tecnologiche mi intendo poco e che quindi lo infastidirò per la gestione di questo nuovo spazio?

Insomma, io sono Clelia Lombardo e vi dirò a poco a poco di me. Voi fate lo stesso.

IMG_0366

Caravaggio e la ragazza

Nadia Terranova Lelio Bonaccorso

Lettureweek #paroleperiferiche oggi vi accompagna nel magico mondo di “Caravaggio e la ragazza” Giangiacomo Feltrinelli Editore (Comics euro 16)

Testi di Nadia Terranova, disegni di Lelio Bonaccorso. Che libro, ragazzi! 💜💙

“Messina, 1608. La giovane Isabella ama le avventure in terre lontane e mentre la nave su cui viaggia rientra in porto, sogna già di ripartire. Eppure, alla vista della sua bellissima città, anche il ritorno le appare come un nuovo viaggio e gli occhi le brillano di felicità… suo padre ha chiamato a palazzo il più grande artista vivente: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. L’incontro tra il Maestro e Isabella avrà però esiti tutt’altro che prevedibili…”

Viviana

Aprite le finestre in ogni stanza ché arrivino gli angeli i budda dalle mille direzioni dagli angoli del paese e dal mare ogni soffio di vento ogni profumo dagli alberi e dalle piante di campagne rigogliose dall’artico gli specchi di ghiaccio e le carovane alate dai mondi più lontani aprite i cuori ricolmi dell’amore più puro lungimirante e generoso aprite della terra il fiume universale che traboccanti le acque inondino di pace. I suoi occhi e le sorridenti labbra e la voce le braccia le vesti le parole dei suoi giorni siano il canto. Noi siamo con te Viviana e tu in ogni dove. ❤️

parle-moi d’amour Vanna Vinci

Questo fine settimana Lettureweek #paroleperiferiche è “Parle-moi d’amour” Vite esemplari di grandi libertine. Testi e fumetti di Vanna Vinci
Giangiacomo Feltrinelli Editore Racconto a fumetti €26
“Le hanno chiamate cortigiane, donne fatali, grandi orizzontali, cocottes, leonesse, mangiatrici di uomini o semplicemente puttane. Hanno ispirato versi di Baudelaire, personaggi della Recherche, hanno dato volto e corpo a sensuali opere d’arte… Con la curiosità di un’intervistatrice e lo humor di una complice ammiratrice, Vanna Vinci si cala in un mondo perduto per seguirle attraverso dimore sfarzose, vasche colme di champagne e locali simbolo della mondanità parigina, raccontandoci la storia di donne discusse, uniche e straordinarie”.

Borgo Sud

Borgo Sud Donatella Di Pietrantonio Einaudi

Oggi, per Lettureweek #paroleperiferiche Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio Einaudi editore
“C’era qualcosa in me che chiamava gli abbandoni” Adriana è come un vento, irrompe sempre nella vita di sua sorella con la forza di una rivelazione. Sono state bambine riottose e complici, figlie di nessuna madre. Ora sono donne cariche di slanci e di sbagli, di delusioni e possibilità, con un’eredità di parole non dette e attenzioni intermittenti. Vivono due grandi amori, sacri e un po’ storti, irreparabili come sono a volte gli amori incontrati da giovani. Ma per chi non conosce la lingua dell’affetto è molto difficile aprire il cuore. Con la sapienza e la naturalezza dei grandi scrittori, Donatella Di Pietrantonio ci regala in queste pagine un’emozione calda e sussurrata, che rimarrà con noi a lungo.

Lettureweek

Non per me sola Valeria Palumbo Edizioni Laterza

Da oggi Lettureweek #paroleperiferiche
“Non per me sola” Storie delle italiane attraverso i romanzi di Valeria Palumbo Edizioni Laterza, (saggio 2020, 18 euro)
Ogni fine settimana un libro per consigliare, suggerire in breve.
“Certo, anche i romanzi scritti da donne sono frutto di un tempo e di una cultura. Ma raccontano, a volte, un’altra storia: delle donne stesse e dell’Italia, nel nostro caso. Raccontano altro e in altro modo. Questa differenza è suffragata dai dati che la ricerca storica ci restituisce. E si sostiene di più via via che gli storici riescono a leggere statistiche ed eventi sotto prospettive diverse. È ciò che cerchiamo di fare in questo libro: accostare il racconto delle scrittrici ai dati storici in campi di particolare rilevanza per le donne”.

Cuore allegro Viola Lo Moro

C’è della complessità nella poesia di Viola Lo Moro, in questo suo esordio con Cuore allegro Giulio Perrone Editore. Quattro le parti del cuore, quattro le sezioni della raccolta introdotte da significativi eserghi (Anedda, Montale, Lorde, Nada, Woolf) a indicare già quanto il cuore che ci tiene in piedi è attraversato, per Viola, dalle parole raccolte e vissute nella vita.

Un cuore dilatato che si fa parola smaniosa nell’entropia del quotidiano. Un cuore dilaniato nella distanza da sé, nella vivisezione e nella ricomposizione. Come sostiene Elvira Seminara in una altrettanto poetica prefazione: “Le parole sono arnesi, strumenti sul corpo, perché tutto – anima e verbo – è materia, sostanza viva che fermenta, si apre e decompone”.

Quattro sezioni per raccontare di un Io che cerca instancabilmente, cerca e non s’arrende, che nella frantumazione della propria identità si smonta e si rimonta per raccontare dell’assenza, del lutto, della morte del tempo che ogni cosa trascina e dissolve. Nella poesia di Viola Lo Moro sembra ci sia una volontà di smaterializzazione per assumere le forme più abissali della parola, in un altalenante movimento che dal concreto va all’impermanente. E appare visibile che i molti oggetti presenti nei versi, gli oggetti metallici, appuntiti, gli spilli, il ferro da calza, i tubi, arrivano nelle stanze della memoria e la luce fredda del non detto si sovrappone alle azioni consuete e quotidiane. Nella poesia La stanzaSinghiozzava e non esisteva/se non nel silenzio-ossigeno/di una stanza bianca/l’idea che mi ero fatta/della morte. Uno spazio interiore che si restringe soffocante o si dilata deformando la realtà quando questa mostra il suo volto incomprensibile, insanabile nella ferita che produce.

In Monito …La flebo metronomo/non segna il battito/(un cuore, una arteria, un sistema)/scandisce invece l’attaccamento dell’esterno/all’interno.

C’è un occhio che guarda, una estraneità da se stessi, come a voler entrare nell’organo-cuore, nella carne per vedere cosa accade e portarne fuori una visione di viscere. E se anche questo fosse possibile, cosa potremmo conoscere di noi stessi, noi stesse, nel movimento che si dirige dall’Io al Tu? Mi ha ricordato Ingeborg Bachmann e Amelia Rosselli. Quale passo compone l’avvicinamento e poi la fuga? C’è nei versi un allontanamento volontario dall’amore prima che possa ucciderci, prima che possa assassinarci. In Il sonno delle amanti … Può compiersi così l’abbandono,/con resa. Ricordi/la fatica a rincorrermi/mentre scalpitavo lontano?…

In Orecchie … Le cose si cercano con le orecchie/il vuoto mi è passato vicino/ e fuori c’era già la luce perfetta/ -vociare e pressione-/ma tu non volevi non volevi non/ volevi non potevi/con me affrontare il cammino.

È forse del cuore che si difende e si riapre il movimento che dal vivere passa al morire e viceversa e che Viola vuol farci sentire con parole violente e tenere insieme, nette e profonde che all’immobilità impotente contrappongono un fuoco che arde. Una infanzia che si fa vecchiaia e ritorna a essere infanzia. In Treppiedi … Le quattro bambine rimaste/nel parco di non verde/si divincolano sull’altalena/incerte se credere all’ondulare/come esercizio di infanzia o di vecchiaia…

Ma è dunque possibile tenere il cuore allegro? È la parola il possibile tramite del sentire che innalza la condizione del nostro cuore, che non rende inutile il tramestio delle vene? In Cuore allegro “Tieni il cuore allegro”/mi hai detto/la voce seppur filo/assertiva/Il cuore allegro non so/come si irrora…

Una eredità, il cuore allegro, una promessa a chi si è amato, il nonno poeta a cui è dedicata la seconda sezione del libro ma è anche lo sforzo di mantenere una condizione vitale che superi lo sfaldamento del vivere. La parola che contiene i fluidi, gli umori del corpo, la saliva, il dentro che diventa fuori, che si mischia ad altra saliva, ad altra pelle e bocca e mani e cuori spalancati.

I versi della quarta sezione del libro scavano ancora nelle relazioni profonde e c’è il coraggio di pungere con lo sguardo frammenti di sentimenti senza farne materia di risoluzione, ci sono la madre, il padre, le cose trasformate in rappresaglie dei ricordi. In Madre Non sarò/mai/come te/per questo pagherò/ogni giorno/la mia offesa…

In Torrente Hai scritto babbo che Torrente si sarebbe chiamato/tuo figlio/e avevi ragione… In motocicletta una volta/ ti ho stretto il petto./Non ho più paura de’esser figlia tua:/i cuori non devono esser sincroni/per proteggersi col costato./Torrente è il mio nome.

La parola-appiglio che mostra e nasconde, che intende e non comprende, che nella poesia suggerisce e si fa casa disabitata, illusoria, ancora una volta per ricominciare.

Leonardo Sciascia

Nel centenario della nascita di Leonardo Sciascia, Racalmuto 8 gennaio 1921, ho raccolto alcuni dei suoi libri. Molto amati, prima che da me e da mia sorella, dal nonno, dalla zia e dalla mamma, abitano con grande onore la biblioteca di famiglia. Anche la valigia, con altre, è patrimonio degli avi nella mia casa stratificata. Buon compleanno Maestro. ❤

Cara pace Lisa Ginzburg

Nell’incipit di Cara pace, il romanzo di Lisa Ginzburg edito da Ponte alle Grazie, c’è la forza del desiderio. È Maddalena a provarne lo slancio, quel tipo di energia che affiora e che fa decidere al di là delle ragioni e delle spiegazioni razionali. Desidera andare a Roma, tornare nella città in cui è vissuta da bambina e in cui si condensano i ricordi di una vita segnata dalle scelte dei suoi genitori. La madre, Gloria, che ha abbandonato la casa coniugale quando Maddalena e sua sorella Nina erano ancora delle bambine e pur amandole incondizionatamente ha sentito di doverlo fare, con coraggio, per salvarsi e sfuggire a un vuoto interiore che l’avrebbe distrutta. Il padre, Seba, che ha impedito per molto tempo alla moglie di vedere le figlie di cui anche lui non si è preso cura viaggiando fra Roma e Milano per lavoro e lasciando che a gestire casa, bisogni e crescita delle bambine fosse Mylène, una giovane ma determinata ragazza.

I vuoti delle assenze, le case lontane dei nostri genitori sempre nei pensieri. Mancanze tangibili, concrete, che colmare era impossibile e giustificare difficile. Eppure grazie a Mylène e a quell’allenamento sportivo di cui giorno dopo giorno andavano crescendo i benefici, ecco un nostro ritmo lo avevamo trovato. Il caos era alle spalle.

Maddalena e Nina, quasi coetanee, nove e otto anni, ma così diverse e così simbiotiche creano un legame indissolubile, un esserci grazie e a causa dell’altra. In uno specchiarsi dei ruoli Maddi è più razionale, pacata, più salda e riflessiva mentre Nina è, sin da piccola, egocentrica, volubile, scatenata e difficile. Ma non potrebbero esistere l’una senza l’altra, si definiscono, costruiscono interdipendenza nella necessità di relazionarsi con gli altri. E come accade nelle famiglie anche le più armoniose covano il desiderio di autonomia e di fuga.

Nina: lei conta, lei prima di tutto. Diversamente da Pierre, a me l’egocentrismo di mia sorella non stanca. Ci sono abituata, è così da quando siamo venute al mondo. Nina, la mia sorella minore, bella e capricciosa, scatenata, difficile, protagonista. Faticosa. Così diversa da me, me Maddalena detta Maddi, me sorella più timida, sobria, riservata. Ma che sempre appoggio Nina, la giustifico, le faccio da scudo; me spettatrice privilegiata.

Anche nella distanza fisica, da adulte che vivono in due diverse città, l’una a Parigi con il marito Pierre e i figli in un ordine quotidiano scelto e amorevole, l’altra a New York alle prese con una nuova relazione e il bisogno compulsivo di mandare continuamente messaggi via whatsapp alla sorella, gli intrecci emotivi che le hanno legate nel passato mostrano tutta la loro forza costrittiva ma a tratti salvifica.

D’altra parte, con la storia d’infanzia che abbiamo avuto, cosa pretendere? Ciascuna di noi due ha un suo nodo, e un suo modo. Una volta in più due facce della stessa moneta. Addizione di un’uguale mancanza”.

Cosa avrebbero fatto, come sarebbero riuscite a sopravvivere l’una senza l’altra, senza il rigore dell’allenamento fisico e delle lunghe camminate a cui Mylene le aveva abituate? Senza quell’ordine nel disordine che gli esseri umani costruiscono in comportamenti e abitudini? Maddalena ripercorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, negli attraversamenti di equilibri e squilibri che hanno dovuto sperimentare in una solitudine di “orfane senza esserlo”, nell’assenza che scava una voragine. È molto interessante che Lisa Ginzburg abbia voluto guardare dal punto di vista delle figlie e che abbia dissepolto le questioni affrontate dalle profondità e dalle fragilità degli adulti considerati persone fallibili ancor prima che genitori. Con una azione che diventa narrativamente oscillante tra l’essere bambini e l’essere cresciuti, i piani sembrano ribaltarsi nelle domande che incalzanti Nina pone a Maddalena per cercare di rimettere in piedi qualcosa che è franato per sempre. In un procedere per salti e richiami, spinta dal desiderio di rivedere la casa sul Lungotevere e l’albero di Villa Pamphili, Maddi scava nel modello di famiglia a cui tradizionalmente ci riferiamo anche grazie a un personaggio fuori dagli schemi: Gloria, la madre bellissima che riesce a salvaguardare, nonostante tutto, il rapporto con le figlie quando poi otterrà dal giudice di poterle incontrare per poche ore la domenica. Gloria, che pone un modello di maternità complesso, che troverà una sua nuova dimensione affettiva e professionale al contrario di Seb, il padre, contraddittorio, superficiale e sfuggente che col passare degli anni si smarrisce. Sono le figure femminili che emergono con forza in questo romanzo e la loro resistenza nel cercare appigli e difese, nel tentare anche dolorosamente di imparare a proteggersi e a rischiare. Maddalena e Nina che si definiscono attraverso gli altri e le altre in triangoli relazionali che le restituiscono ai lettori con vibrante chiarezza.

Con una lingua intima e carica di sentimenti contrastanti così come lo sono le relazioni più profonde, con un fraseggiare insistito quasi a voler ribadire il martellare del dolore, Lisa Ginzburg descrive momenti che divengono capisaldi di storie personali, quegli eventi, quei particolari precisi che rimangono indelebili anche quando la memoria confonde le carte.

Giocavamo agli «animali preferiti». Quello di Nina il giaguaro, la tartaruga il mio. Da qualche tempo ne possedevamo una; viveva sul balcone, aveva poche settimane di vita nonostante sembrasse centenaria. La osservavo avanzare sbucando fuori la testina scura, vischiosa, gli occhi due fessure nerissime, occhi vispi, vigili, un po’ isterici. Andavo di continuo sul terrazzo per vederla, con il polpastrello cauta accarezzando gli scuti del carapace… Imparavo molto dalla flemma di quel piccolo animale che era casa a sé stesso, dal suo schermarsi ritraendosi in sé, e da lì impassibile stabilire il massimo della distanza rispetto all’esterno.

Qui si concentra un sentire, uno struggimento che dice della nostra umanissima necessità di trovare riparo, di cercare una luogo interno a noi stessi per non morire e nello stesso tempo la ricerca della fuga, la volontà di scardinare gli assetti, sovvertire gli ordini perché senza questa direzione non potremmo, forse, cercare la felicità. Ed è una spinta vitale che ci fa abbandonare il consueto, che impone irragionevolmente di dare ascolto a una smania che per Maddalena gonfia come un’onda e che la spinge, in conclusione del romanzo, verso esiti inaspettati. Che pone nuove, spiazzanti domande.

 

Ogni volta che vai via

                                                   Ogni volta che vai via lasci una traccia

                                                   un seme lo chiami quindi non vai via

                                                   anche se vai via

                                                   germogliano fiorite ricorrenze

                                                   andate ritorni

                                                   calcoli di giorni e mesi

                                                   parole lasciate ad asciugare al sole

                                                   bagnate poi di lontananza

                                                   un transitare cerbiatto

                                                  in luoghi diversi che ci faranno