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Benvenute e benvenuti nel mio blog

Benvenute e benvenuti! Questo è il mio primo scritto, non so cosa esattamente vorrò farne di questo spazio ma so che avevo il desiderio di trovare il modo per esprimere alcune considerazioni su cose che mi passano per la testa. Mi piace scrivere e lo faccio per professione anche se non ci guadagno (avverrà, prima o poi?). Ci troverete, quindi, roba che riguarda i libri (non solo i miei), la poesia, la lettura, il teatro,  le arti. Non temete, non sono una critica letteraria né lo diventerò, ma mi piace discutere anche delle tensioni umane e sociali, le faccende che viviamo, che ci fanno gioire, indignare, terrorizzare. Se vorrete lo faremo insieme. Questo blog, per la verità, è il risultato di una “pressante” insistenza del mio compagno Nicola il quale non ne può più di sentirmi parlare delle cose di cui vi ho detto. Spera forse di sottrarsi così ai miei eccessi? Non sa, il poverino, che io di questioni tecnologiche mi intendo poco e che quindi lo infastidirò per la gestione di questo nuovo spazio?

Insomma, io sono Clelia Lombardo e vi dirò a poco a poco di me. Voi fate lo stesso.

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Oggi che tutti scrivono Marinella Fiume

Scrivere, fare letteratura non è così semplice come qualcuno può superficialmente pensare, non basta afferrare un’idea, trarre uno spunto dagli autori che si leggono, imitare, e nemmeno è solo questione di documentarsi. Non ci si improvvisa scrittori. La creatività si misura con la capacità di conoscere e usare le mille sfaccettature del linguaggio che in letteratura è polisenso e simbolico per eccellenza. E dunque capacità di maneggiare i simboli e perciò i linguaggi, che vengono da lontano. Solo l’uso di una lingua generativa di uno stile permette la trasformazione della materia oggetto di narrazione in letteratura. Scrivere non è una passeggiata, è uno scandaglio che ti fa soffrire, perdere terreno, sprofondare, precipitare all’inferno per compiere, se ne sei capace, se sei allenato, se hai la stoffa, un viaggio che qualche volta porta a “riveder le stelle” e produce la più grande delle gioie, meritevole di essere condivisa con tanti.

Nel suo intervento su Dante e Jung, lo psicoterapeuta Riccardo Mondo dice che “nessuna creatività può nascere dal mancato riconoscimento della realtà ctonia”. I nostri morti, i nostri fantasmi, il nostro Io di ieri, quello contro cui ancora ci dibattiamo, i traumi da elaborare, il dolore da cui non lasciarsi sopraffare. E continua: “accogliere il lamento dei morti, ci conferisce, come per Proserpina, la regalità del mondo di Ade, garantendo per noi non certezza di riuscita o di successo ma possibilità di trasformazione”.

Nel dibattito sollevato sulla questione, la scrittrice e giornalista Alessia Franco aggiunge anche qualcosa che io avevo trascurato solo perché lo ritenevo prerequisito di ogni scrittore: “E bisogna entrare nei terreni sacri della Letteratura con mani pure e con l’assunto di saperle mantenere sempre tali…”.

Insomma, la letteratura è un rischio, una scommessa, una sfida, leviamoci mano se crediamo di fare il compitino in classe… I bluff si svelano presto e rischiano di tornarci sul muso come un boomerang.

Il valore affettivo Nicoletta Verna

Nel suo romanzo d’esordio “Il valore affettivo” Einaudi Stile Libero, Nicoletta Verna si addentra fin dove il dolore non è superabile, fin dove le cause si sovrappongono agli effetti e ne governano famiglie e relazioni.

Due sorelle, la più grande muore a quattordici anni in circostanze poco chiare, l’altra, sette anni meno, resta, con una madre che tenta ripetutamente il suicidio, un padre che a un certo punto non ce la fa più e le molla. Stella era la sorella meravigliosa e perfetta, che brillava come il suo nome. Lei, la voce narrante, è Bianca, costretta a sopravvivere, che si definisce un ossimoro, che nonostante l’agiatezza di cui si è circondata si sente un rifiuto, uno scarto. E il bianco potrebbe essere il colore della cancellazione di ogni cosa. Come si sopravvive alla vita di tutti che si frantuma, come si affronta l’adolescenza, la giovinezza, la convivenza con un cardiochirurgo di fama internazionale, dopo eventi di tale portata? In una esistenza ben ordinata, Bianca lavora in una società di ricerche di mercato, sbobina interviste Il mio lavoro è sbobinare interviste, e allora? Non faccio dire alla gente quello che non ha mai detto. Trascrivo senza interpretare. Non ho la presunzione di capire cosa c’è dietro le parole. Le parole sono parole, sennò si chiamerebbero fatti e si dedica alla casa lussuosa in cui vivono lei e Carlo, uomo affascinante e volitivo che la ama nonostante la totale dedizione alla carriera. Lei lo ha scelto come suo riparo, come l’uomo giusto per portare a termine il suo piano (di cui non sappiamo se non avanti nel romanzo) ma che con la sua mente razionale cerca di dissuaderla dal desiderio irrinunciabile di un figlio a tutti i costi, decisione, questa, che comporterebbe un serio rischio, perché le condizioni dell’utero di Bianca impongono una totale sterilità e la fecondazione assistita è molto pericolosa. Eppure lei vorrebbe adempiere a una sorta di ricomposizione familiare, colmare il vuoto, resistere a un oscuro senso di colpa, c’è sempre in lei un retro pensiero che non corrisponde a quello che mostra, che dice. Vorrebbe riparare, impedire che accada ciò che è già accaduto.

così evito di dirgli che pagherei perché davvero dietro a tutto questo ci fosse un iceberg, un immenso paradiso di ghiaccio che intorpidisce tutto, lo anestetizza, lo rende insensibile al dolore. Invece no: c’è un incendio che si allarga di giorno in giorno, come in una foresta dove nessuno interviene, come in una città disabitata…

Gli eventi, i compagni d’infanzia, gli anni dell’università, il passato si intrecciano al racconto del presente e il mondo interiore di Bianca emerge grazie a una scrittura accurata e dialoghi incalzanti, in un crescendo che svela il comportamento ossessivo-compulsivo della protagonista che vuole controllare la realtà facendo liste mentali dei rifiuti che ordina, divide per dimensioni e funzioni, allinea per la raccolta differenziata e persino pesca dall’immondizia se qualcun’altro li ha pasticciati. Proprio lei, che ha un lavoro di tutto rispetto e va in giro con il cappotto Valentino e il tacco dodici. Una narrazione che taglia e coinvolge, che si misura con l’inevitabile e le strategie per sopravvivere.

Riesco a svegliarmi a comando. Il mio corpo è una macchina di cui controllo ogni piccolo meccanismo, come quando sono arrivata prima alla gara di nuoto. Vado in cucina, infilo i guanti di lattice e immergo le mani nel bidone dell’immondizia… Stendo un telo di plastica sul ripiano prima di depositarvi sopra i rifiuti, uno a uno ben separati. Decido che la cosa migliore è catalogarli a seconda dell’odore, ovvero allo stato di decomposizione… Annuso di nuovo i rifiuti. È l’odore della vita quando la spogliamo del maquillage che le spalmiamo sopra…

Il corpo e la vita marchiati dalla morte. Cosa ne sarà di Bianca, riuscirà nel suo progetto nascosto di rimettere a posto le cose?

Cara Lia Silvia Chiello 13 anni

Cara Lia,

sono Silvia, un’alunna dell’Istituto Comprensivo Carducci – Gramsci di Bagheria e frequento la classe terza. Tu non mi conosci ma io ho avuto modo di studiare a scuola la tua storia durante le lezioni d’italiano e di leggere il libro di Clelia Lombardo “La ragazza che sognava la libertà”, (Gruppo Editoriale Raffaello) in cui si parla delle crudeli regole di Cosa Nostra che ti hanno portata alla morte. Figlia di Antonino Pipitone, capomafia di Palermo, sei stata colpevole di aver voluto vivere senza imposizioni ribellandoti a tutto questo. Tu eri solo uno spirito libero che aveva deciso di sganciarsi da quel mondo che non condivideva, tu eri solo una ragazza di 24 anni che aveva un futuro davanti, tu, amante della vita, desideravi vivere secondo le tue aspirazioni, i tuoi ideali, i tuoi desideri, seguendo il tuo cuore ma non ti è stato permesso. I nostri padri non ci possiedono, ognuno di noi deve poter realizzare i propri sogni liberamente, anche se questi sogni spesso non coincidono con quelli dei nostri genitori.

Una cosa non sono riuscita a capire della tua storia: come possa accadere che un padre acconsenta all’uccisione di una figlia, come possa accadere che le regole della mafia vengano prima di quelle del cuore. Dov’è finito l’amore, quel legame indistruttibile che dovrebbe unire padre e figlio per tutta la vita e anche oltre? L’amore non si insegna, o si ha o non si ha, l’amore è dentro di noi e questa triste storia mi ha fatto capire come le leggi imposte da una cultura mafiosa abbiano soffocato ogni sentimento, utilizzando la violenza al posto dell’affetto e la prepotenza al posto dell’amore. Penso che la tua morte abbia insegnato tanto a tutti noi e che l’amore infinito di tuo figlio, cresciuto orfano fin dall’età di 4 anni, ti abbia dimostrato quanto bene sei riuscita a seminare nel terreno della legalità e dell’amore. Non riesco ad immaginare quanta sofferenza e dolore abbiano caratterizzato le tue giornate in una ragazza ancora troppo piccola e quanti interrogativi ti sarai posta: a chi chiedere aiuto? Come liberarsi da questo inferno? Come convincere tuo padre e, soprattutto, come demolire la sua mentalità? Chissà quanto ti è mancato avere un padre “normale”, che si preoccupa per la figlia, che la protegge, la consola e la consiglia per il suo bene, che l’ama indipendentemente da ogni difetto o da ogni sbaglio. E tutto questo solo per la tua “colpa” di non seguire le leggi mafiose che la tua famiglia cercava di importi.

Purtroppo tante sono state, nel corso degli anni, le vittime di mafia, tanti uomini e donne sono caduti sotto i colpi dei proiettili per il desiderio di potere, di prepotenza, di denaro o di vendetta; e oggi, cara Lia, io mi ricordo di te grazie alla Memoria, cioè alla necessità di ricordare voi vittime innocenti, perché solo attraverso essa potremo essere migliori, capire chi ha sbagliato e perché, comprendere le conseguenze di un’azione illegale, riflettere che ciò che è stato non deve continuare ad esserci se ha seminato morte e dolore. Tu oggi vivi ancora per questo motivo e il tuo ricordo non si spegnerà mai. Grazie per averci insegnato tanto, anche a costo della tua vita, ma ti prometto che io e le prossime generazioni faremo tesoro di ciò che ci hai lasciato e cercheremo di coltivare sempre la tua memoria e quelle di tutti gli altri innocenti come te, rendendoti orgogliosa di tutti noi. Ricordati che ora non sei più sola e che per noi non morirai mai perché la nostra memoria vi rende e vi renderà immortali. Ti abbraccio forte

Silvia Chiello

Questa lettera di una ragazzina di 13 anni mi commuove oltre misura. La sua insegnante, la prof.ssa Francesca Pitarresi ha curato la lettura del testo “La ragazza che sognava la libertà” e ne ha fatto strumento di prezioso lavoro con molte classi. La ringrazio dal più profondo del mio cuore. Quando ho scritto il libro sapevo con certezza che la storia di Lia Pipitone bisognava raccontarla e ho cercato di farlo con il massimo del rispetto. Ho scelto di fare in modo che sentissimo la memoria come presente e desideravo che fossero proprio i più giovani a tenere vivo il senso degli eventi raccontati. Per questo motivo ho scelto la voce narrante Caterina, una ragazzina di 12 anni.

Ma non potevo di certo prevedere che il libro sarebbe arrivato al cuore di tantissime e tantissimi ragazzi, che le insegnanti, gli educatori, l’avrebbero riconosciuto come strumento di dialogo tra le generazioni. Non potevo immaginare che in tempi di pandemia, avrei visto brillare gli occhi sullo schermo del computer, avrei ascoltato commenti, pensieri, riflessioni di una profondità, curiosità e intelligenza straordinari. Non avrei mai immaginato che un ragazzo di primo anno di un istituto tecnico mi dicesse: Devo dirle una cosa, questo è il primo libro che finisco in vita mia.

E tutto questo lo considero un dono anche per Alessio Cordaro, figlio di Lia Pipitone

Quindi grazie, immensamente grazie.

Transito Aixa de la Cruz

Le ombre della sera illuminate da “Transito” di Aixa de la Cruz, con la traduzione di Matteo Lefèvre, appena pubblicato da Giulio Perrone Editore e già molto letto #Lettureweek #paroleperiferiche “Alla soglia dei trent’anni, Aixa de la Cruz raccoglie i ricordi dei momenti più significativi della sua vita: dal giorno in cui una delle sue migliori amiche rimane gravemente ferita in un incidente stradale al divorzio, dai rapporti sessuali con altre donne all’infanzia passata senza un biopadre. Come in un vortice, risucchia i legami, la famiglia, l’identità. Li mastica e li risputa. Si interroga sull’idea di colpa, non sulla sua accezione religiosa, ma come l’intercapedine in cui si forma la giustizia poetica. Riflette sull’attualità che la circonda e che influenza la sua generazione, il movimento #MeToo, lo scandalo delle torture di Abu Ghraib, la femminilizzazione della politica… tra narrazione e saggio sull’identità sessuale, letteratura confessionale e autofiction, rassegna di tweet e insieme di teorie. Ma questa litania viene interrotta quando l’io incontra l’altro e le fantasticherie si fanno carne e le cicatrici riprendono a sanguinare”.

Blu Giorgia Tribuiani

Lettureweek di oggi è BLU di Giorgia Tribuiani, Fazi Editore

Una scrittura trascinante, che incalza e si insinua nella mente, che segue le ossessioni di Blu, i suoi rituali. E ne svela il desiderio del bene e del male e viceversa, del richiamo dell’oscuro e del miraggio della purezza. Il corpo, il deterioramento, le smanie del tempo che nell’adolescenza si innervano per cercare il proprio essere, la propria identità.

“Ginevra, per tutti Blu fin da bambina, ha diciassette anni, frequenta il liceo artistico ed è una ragazza solitaria intrappolata in un mondo tutto suo fatto di rituali ossessivi e gesti scaramantici. I suoi genitori sono divorziati e Blu vive con la madre, una donna che lavora molto ed è spesso fuori casa. Blu ha un fidanzato, che non riesce a lasciare perché divorata dai sensi di colpa, un ragazzo che vorrebbe amare e di cui, invece, sopporta appena la presenza. L’unica cosa che ama davvero è l’arte, e disegnare risulta un’attività in cui dimostra di avere talento. Così, quando durante una gita scolastica assiste a un’esibizione di performance art, resta folgorata da quel modo di esprimere l’atto creativo e dall’artista stessa, fino a sviluppare per lei una vera e propria ossessione. A questo punto, i pensieri maniacali si fanno via via più opprimenti, finché la sua determinazione a essere una brava ragazza la porta a vivere uno sdoppiamento della personalità subdolo e pericoloso…” Fazi Editore

L’acqua del lago non è mai dolce Giulia Caminito

Ho sentito pioggia di foglie sul mio corpo, le parole di Giulia Caminito hanno la forza di un eterno presente #Lettureweek #paroleperiferiche di oggi è il romanzo candidato al Il Premio Strega “L’acqua del lago non è mai dolce”, Bompiani Leggete questo libro, poi mi direte!

“Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima…Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti..” dalla pagina Bompiani

Splendi come vita Maria Grazia Calandrone

Lettureweek #paroleperiferiche di oggi è “Spendi come vita” di Maria Grazia Calandrone, Ponte alle Grazie scrittura altamente poetica, vicenda struggente, il coraggio necessario per raccontare certe storie! ❤️ «Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile». Maria Grazia Calandrone

Caravaggio e la ragazza

Nadia Terranova Lelio Bonaccorso

Lettureweek #paroleperiferiche oggi vi accompagna nel magico mondo di “Caravaggio e la ragazza” Giangiacomo Feltrinelli Editore (Comics euro 16)

Testi di Nadia Terranova, disegni di Lelio Bonaccorso. Che libro, ragazzi! 💜💙

“Messina, 1608. La giovane Isabella ama le avventure in terre lontane e mentre la nave su cui viaggia rientra in porto, sogna già di ripartire. Eppure, alla vista della sua bellissima città, anche il ritorno le appare come un nuovo viaggio e gli occhi le brillano di felicità… suo padre ha chiamato a palazzo il più grande artista vivente: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. L’incontro tra il Maestro e Isabella avrà però esiti tutt’altro che prevedibili…”