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Benvenute e benvenuti nel mio blog

Benvenute e benvenuti! Questo è il mio primo scritto, non so cosa esattamente vorrò farne di questo spazio ma so che avevo il desiderio di trovare il modo per esprimere alcune considerazioni su cose che mi passano per la testa. Mi piace scrivere e lo faccio per professione anche se non ci guadagno (avverrà, prima o poi?). Ci troverete, quindi, roba che riguarda i libri (non solo i miei), la poesia, la lettura, il teatro,  le arti. Non temete, non sono una critica letteraria né lo diventerò, ma mi piace discutere anche delle tensioni umane e sociali, le faccende che viviamo, che ci fanno gioire, indignare, terrorizzare. Se vorrete lo faremo insieme. Questo blog, per la verità, è il risultato di una “pressante” insistenza del mio compagno Nicola il quale non ne può più di sentirmi parlare delle cose di cui vi ho detto. Spera forse di sottrarsi così ai miei eccessi? Non sa, il poverino, che io di questioni tecnologiche mi intendo poco e che quindi lo infastidirò per la gestione di questo nuovo spazio?

Insomma, io sono Clelia Lombardo e vi dirò a poco a poco di me. Voi fate lo stesso.

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Blu Giorgia Tribuiani

Lettureweek di oggi è BLU di Giorgia Tribuiani, Fazi Editore

Una scrittura trascinante, che incalza e si insinua nella mente, che segue le ossessioni di Blu, i suoi rituali. E ne svela il desiderio del bene e del male e viceversa, del richiamo dell’oscuro e del miraggio della purezza. Il corpo, il deterioramento, le smanie del tempo che nell’adolescenza si innervano per cercare il proprio essere, la propria identità.

“Ginevra, per tutti Blu fin da bambina, ha diciassette anni, frequenta il liceo artistico ed è una ragazza solitaria intrappolata in un mondo tutto suo fatto di rituali ossessivi e gesti scaramantici. I suoi genitori sono divorziati e Blu vive con la madre, una donna che lavora molto ed è spesso fuori casa. Blu ha un fidanzato, che non riesce a lasciare perché divorata dai sensi di colpa, un ragazzo che vorrebbe amare e di cui, invece, sopporta appena la presenza. L’unica cosa che ama davvero è l’arte, e disegnare risulta un’attività in cui dimostra di avere talento. Così, quando durante una gita scolastica assiste a un’esibizione di performance art, resta folgorata da quel modo di esprimere l’atto creativo e dall’artista stessa, fino a sviluppare per lei una vera e propria ossessione. A questo punto, i pensieri maniacali si fanno via via più opprimenti, finché la sua determinazione a essere una brava ragazza la porta a vivere uno sdoppiamento della personalità subdolo e pericoloso…” Fazi Editore

L’acqua del lago non è mai dolce Giulia Caminito

Ho sentito pioggia di foglie sul mio corpo, le parole di Giulia Caminito hanno la forza di un eterno presente #Lettureweek #paroleperiferiche di oggi è il romanzo candidato al Il Premio Strega “L’acqua del lago non è mai dolce”, Bompiani Leggete questo libro, poi mi direte!

“Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima…Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti..” dalla pagina Bompiani

Splendi come vita Maria Grazia Calandrone

Lettureweek #paroleperiferiche di oggi è “Spendi come vita” di Maria Grazia Calandrone, Ponte alle Grazie scrittura altamente poetica, vicenda struggente, il coraggio necessario per raccontare certe storie! ❤️ «Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile». Maria Grazia Calandrone

Caravaggio e la ragazza

Nadia Terranova Lelio Bonaccorso

Lettureweek #paroleperiferiche oggi vi accompagna nel magico mondo di “Caravaggio e la ragazza” Giangiacomo Feltrinelli Editore (Comics euro 16)

Testi di Nadia Terranova, disegni di Lelio Bonaccorso. Che libro, ragazzi! 💜💙

“Messina, 1608. La giovane Isabella ama le avventure in terre lontane e mentre la nave su cui viaggia rientra in porto, sogna già di ripartire. Eppure, alla vista della sua bellissima città, anche il ritorno le appare come un nuovo viaggio e gli occhi le brillano di felicità… suo padre ha chiamato a palazzo il più grande artista vivente: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. L’incontro tra il Maestro e Isabella avrà però esiti tutt’altro che prevedibili…”

Viviana

Aprite le finestre in ogni stanza ché arrivino gli angeli i budda dalle mille direzioni dagli angoli del paese e dal mare ogni soffio di vento ogni profumo dagli alberi e dalle piante di campagne rigogliose dall’artico gli specchi di ghiaccio e le carovane alate dai mondi più lontani aprite i cuori ricolmi dell’amore più puro lungimirante e generoso aprite della terra il fiume universale che traboccanti le acque inondino di pace. I suoi occhi e le sorridenti labbra e la voce le braccia le vesti le parole dei suoi giorni siano il canto. Noi siamo con te Viviana e tu in ogni dove. ❤️

parle-moi d’amour Vanna Vinci

Questo fine settimana Lettureweek #paroleperiferiche è “Parle-moi d’amour” Vite esemplari di grandi libertine. Testi e fumetti di Vanna Vinci
Giangiacomo Feltrinelli Editore Racconto a fumetti €26
“Le hanno chiamate cortigiane, donne fatali, grandi orizzontali, cocottes, leonesse, mangiatrici di uomini o semplicemente puttane. Hanno ispirato versi di Baudelaire, personaggi della Recherche, hanno dato volto e corpo a sensuali opere d’arte… Con la curiosità di un’intervistatrice e lo humor di una complice ammiratrice, Vanna Vinci si cala in un mondo perduto per seguirle attraverso dimore sfarzose, vasche colme di champagne e locali simbolo della mondanità parigina, raccontandoci la storia di donne discusse, uniche e straordinarie”.

Borgo Sud

Borgo Sud Donatella Di Pietrantonio Einaudi

Oggi, per Lettureweek #paroleperiferiche Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio Einaudi editore
“C’era qualcosa in me che chiamava gli abbandoni” Adriana è come un vento, irrompe sempre nella vita di sua sorella con la forza di una rivelazione. Sono state bambine riottose e complici, figlie di nessuna madre. Ora sono donne cariche di slanci e di sbagli, di delusioni e possibilità, con un’eredità di parole non dette e attenzioni intermittenti. Vivono due grandi amori, sacri e un po’ storti, irreparabili come sono a volte gli amori incontrati da giovani. Ma per chi non conosce la lingua dell’affetto è molto difficile aprire il cuore. Con la sapienza e la naturalezza dei grandi scrittori, Donatella Di Pietrantonio ci regala in queste pagine un’emozione calda e sussurrata, che rimarrà con noi a lungo.

Lettureweek

Non per me sola Valeria Palumbo Edizioni Laterza

Da oggi Lettureweek #paroleperiferiche
“Non per me sola” Storie delle italiane attraverso i romanzi di Valeria Palumbo Edizioni Laterza, (saggio 2020, 18 euro)
Nei fine settimana un libro per consigliare, suggerire in breve.
“Certo, anche i romanzi scritti da donne sono frutto di un tempo e di una cultura. Ma raccontano, a volte, un’altra storia: delle donne stesse e dell’Italia, nel nostro caso. Raccontano altro e in altro modo. Questa differenza è suffragata dai dati che la ricerca storica ci restituisce. E si sostiene di più via via che gli storici riescono a leggere statistiche ed eventi sotto prospettive diverse. È ciò che cerchiamo di fare in questo libro: accostare il racconto delle scrittrici ai dati storici in campi di particolare rilevanza per le donne”.

Cuore allegro Viola Lo Moro

C’è della complessità nella poesia di Viola Lo Moro, in questo suo esordio con Cuore allegro Giulio Perrone Editore. Quattro le parti del cuore, quattro le sezioni della raccolta introdotte da significativi eserghi (Anedda, Montale, Lorde, Nada, Woolf) a indicare già quanto il cuore che ci tiene in piedi è attraversato, per Viola, dalle parole raccolte e vissute nella vita.

Un cuore dilatato che si fa parola smaniosa nell’entropia del quotidiano. Un cuore dilaniato nella distanza da sé, nella vivisezione e nella ricomposizione. Come sostiene Elvira Seminara in una altrettanto poetica prefazione: “Le parole sono arnesi, strumenti sul corpo, perché tutto – anima e verbo – è materia, sostanza viva che fermenta, si apre e decompone”.

Quattro sezioni per raccontare di un Io che cerca instancabilmente, cerca e non s’arrende, che nella frantumazione della propria identità si smonta e si rimonta per raccontare dell’assenza, del lutto, della morte del tempo che ogni cosa trascina e dissolve. Nella poesia di Viola Lo Moro sembra ci sia una volontà di smaterializzazione per assumere le forme più abissali della parola, in un altalenante movimento che dal concreto va all’impermanente. E appare visibile che i molti oggetti presenti nei versi, gli oggetti metallici, appuntiti, gli spilli, il ferro da calza, i tubi, arrivano nelle stanze della memoria e la luce fredda del non detto si sovrappone alle azioni consuete e quotidiane. Nella poesia La stanzaSinghiozzava e non esisteva/se non nel silenzio-ossigeno/di una stanza bianca/l’idea che mi ero fatta/della morte. Uno spazio interiore che si restringe soffocante o si dilata deformando la realtà quando questa mostra il suo volto incomprensibile, insanabile nella ferita che produce.

In Monito …La flebo metronomo/non segna il battito/(un cuore, una arteria, un sistema)/scandisce invece l’attaccamento dell’esterno/all’interno.

C’è un occhio che guarda, una estraneità da se stessi, come a voler entrare nell’organo-cuore, nella carne per vedere cosa accade e portarne fuori una visione di viscere. E se anche questo fosse possibile, cosa potremmo conoscere di noi stessi, noi stesse, nel movimento che si dirige dall’Io al Tu? Mi ha ricordato Ingeborg Bachmann e Amelia Rosselli. Quale passo compone l’avvicinamento e poi la fuga? C’è nei versi un allontanamento volontario dall’amore prima che possa ucciderci, prima che possa assassinarci. In Il sonno delle amanti … Può compiersi così l’abbandono,/con resa. Ricordi/la fatica a rincorrermi/mentre scalpitavo lontano?…

In Orecchie … Le cose si cercano con le orecchie/il vuoto mi è passato vicino/ e fuori c’era già la luce perfetta/ -vociare e pressione-/ma tu non volevi non volevi non/ volevi non potevi/con me affrontare il cammino.

È forse del cuore che si difende e si riapre il movimento che dal vivere passa al morire e viceversa e che Viola vuol farci sentire con parole violente e tenere insieme, nette e profonde che all’immobilità impotente contrappongono un fuoco che arde. Una infanzia che si fa vecchiaia e ritorna a essere infanzia. In Treppiedi … Le quattro bambine rimaste/nel parco di non verde/si divincolano sull’altalena/incerte se credere all’ondulare/come esercizio di infanzia o di vecchiaia…

Ma è dunque possibile tenere il cuore allegro? È la parola il possibile tramite del sentire che innalza la condizione del nostro cuore, che non rende inutile il tramestio delle vene? In Cuore allegro “Tieni il cuore allegro”/mi hai detto/la voce seppur filo/assertiva/Il cuore allegro non so/come si irrora…

Una eredità, il cuore allegro, una promessa a chi si è amato, il nonno poeta a cui è dedicata la seconda sezione del libro ma è anche lo sforzo di mantenere una condizione vitale che superi lo sfaldamento del vivere. La parola che contiene i fluidi, gli umori del corpo, la saliva, il dentro che diventa fuori, che si mischia ad altra saliva, ad altra pelle e bocca e mani e cuori spalancati.

I versi della quarta sezione del libro scavano ancora nelle relazioni profonde e c’è il coraggio di pungere con lo sguardo frammenti di sentimenti senza farne materia di risoluzione, ci sono la madre, il padre, le cose trasformate in rappresaglie dei ricordi. In Madre Non sarò/mai/come te/per questo pagherò/ogni giorno/la mia offesa…

In Torrente Hai scritto babbo che Torrente si sarebbe chiamato/tuo figlio/e avevi ragione… In motocicletta una volta/ ti ho stretto il petto./Non ho più paura de’esser figlia tua:/i cuori non devono esser sincroni/per proteggersi col costato./Torrente è il mio nome.

La parola-appiglio che mostra e nasconde, che intende e non comprende, che nella poesia suggerisce e si fa casa disabitata, illusoria, ancora una volta per ricominciare.