“L’amore finché resta” Giulio Perrone

photo_2019-03-31_12-37-03L’amore finché resta, di Giulio Perrone, HarperCollins, si legge tutto d’un fiato. Sì, perché vuoi sapere come va a finire la storia di Tommaso, psicoterapeuta poco incline all’impegno e al lavoro che viene buttato fuori casa dalla moglie Lucrezia, ricca figlia di un notaio dei Parioli. Tommaso suppone che questo improvviso e pernicioso gesto della moglie sia dovuto alla scoperta dell’ennesimo tradimento, che la mancanza di attenzioni e di cure nel matrimonio abbia prodotto le dovute conseguenze. In realtà la moglie, a sua volta, ha incontrato un noto avvocato ben più compatibile con il livello sociale della famiglia di lei che non ha mai digerito Tommaso. Il matrimonio, che per anni si è mantenuto nella convenienza reciproca (anche lei lo aveva voluto per dimostrare di non essere completamente dipendente dai genitori), che ha tenuto in equilibrio due vite intrecciate a questioni di vantaggio economico, ha mostrato la sua fragilità e per Tommaso arriva il momento di fare i conti con una nuova realtà. Costretto a tornare a casa della madre ludopatica, senza un lavoro poiché anche lo studio era di proprietà del potente suocero, senza soldi, senza le comode certezze a cui era abituato, si ritrova a reinventarsi. Lui, proprio lui, così esperto a trattare la materia sentimentale senza mai restarne coinvolto, deve avere a che fare con legami profondi, primo fra tutti quello con il figlio adolescente. Con una scrittura diretta e accattivante, Giulio Perrone mette in scena personaggi-testimoni del nostro tempo complesso e irrisolto. Affronta con tono leggero situazioni che riguardano molte coppie che fanno i conti con amore e non amore. Con #hashtag ben assestati quali, per es., #se hai bisogno di una donna è l’inizio di una fine o #non scrivere mai a una donna dopo il primo appuntamento e non risponderle per almeno tre giorni, raccoglie una sorta di vademecum per non sbagliare con le donne. Ma davvero Tommaso vuole questo? Davvero le difficoltà che deve affrontare lo lasciano quel che era? Per fortuna gli esseri umani sfuggono alle regole in maniera imprevedibile e Tommaso, tra imprevisti e nuove scelte, prova a superarsi. Gli darà una mano l’incontro con Lia che lo metterà di fronte a se stesso.

Silvia Avallone e i 70 anni di BUR

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Cosa c’è di più entusiasmante che ascoltare le scrittrici, gli scrittori che raccontano di altri autori, di come le opere letterarie abbiano cambiato loro la vita? Ieri, a Palazzo Butera, Silvia Avallone ci ha stregati con la sua passione, il suo profondo amore per i libri. Per festeggiare i 70 anni del catalogo BUR che raccoglie opere di ogni tempo, in tutta Italia è stata organizzata l’iniziativa 10 autori per BUR. A Palermo, con Mondadori Bookstore, l’autrice di romanzi pubblicati da Rizzoli, quali “Acciaio” (da cui l’omonimo film), “Marina bellezza”, “Da dove la vita è perfetta”. Ci ha raccontato della sua lettura, a sedici anni, di Dostoevskij e di quella piccola libreria di Piombino in cui acquistava i suoi primi libri. E poi, prendendo spunto dagli altri volumi da lei scelti, ha condiviso con noi un’idea di letteratura che è profondamente connaturata alla vita. Potrebbe sembrare esagerato? No, perchè i libri “ti fanno uscire dal tuo orticello” dice “ti fanno entrare nelle vite degli altri, sono fenditure che aprono mondi”. Ecco sì, sono d’accordo, e ci ha parlato dell’imperfezione della realtà così variegata e imprevedibile che i social, che pure frequentiamo, che hanno la loro utilità poiché appartengono alle modalità comunicative dell’oggi, rendono parziale. Ognuno sceglie ciò che vuol mostrare. E quando si desidera apparire secondo modelli e schemi di successo, cosa ne è del resto? Tutte e tutti belli, sani, vincenti, invidiabili. La letteratura dà la possibilità di muovere lo sguardo, attraverso le parole di dire le cose, di farle esistere, di diventare più aperti al diverso. Di raccontare ciò che è nascosto e che noi stessi non vogliamo vedere. Pensavo alla lingua di genere, mentre parlava, e alla necessità di allargarne l’uso perchè ciò che è nominato si presenta al mondo. Peccato non sia seguito un dibattito, avrei chiesto che ne pensa di questa faccenda e del perchè tra le opere scelte di cui parlarci non abbia inserito un’autrice. Mi ha promesso, però, che tornerà a Palermo, di cui, dice, essere innamorata. Sollecitata dal giornalista Francesco D’Ayala, per ogni libro ha sollevato un tema importante che certo meriterebbe un approfondimento. Con “Anna Karenina” di Tolstoj, “L’educazione sentimentale” di Flaubert, “Bel-Ami” di Maupassant, “Edipo re” di Sofocle, “I vicerè” di De Roberto e “Mio assoluto amore” di Tallent, suoi BUR preferiti, sono comparsi davanti i nostri occhi (è questo il talento dei veri scrittori) adolescenti, famiglie, ruoli imposti, periferie, desideri di fuga e immobilismo. Faccende universali, nervi scoperti nella vita di ogni essere umano che la letteratura ci offre liberandoci dall’obbligo del giudizio. Perché se abbiamo a disposizione poche parole non possiamo dire di ciò che è contenuto nelle altre. Quanta ricchezza nelle sue! E si è parlato di che cosa sia necessario per far nascere nei ragazzi e nelle ragazze il desiderio della lettura, un desiderio che possa ridare speranza nel futuro e animare di quel fuoco che ti fa dire: qui c’è da fare qualcosa! Perchè se non c’è futuro niente ha senso. La lettura, dice Silvia Avallone, richiamando il ruolo fondamentale della scuola e delle risorse di cui dovrebbe essere fornita, è una questione politica. E se non vogliamo usare questo termine così mortificato dalla politica attuale, è una questione civile.
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