L’educazione

photo_2019-01-12_11-54-29Se la tua amica Caterina (Tina Pica), libraia appassionata e competente ti guarda e ti dice: “Clelia, questo libro non puoi non leggerlo!”, tu che fai? Ti precipiti alla cassa, paghi e te lo porti via. Ecco, appena comincia la lettura già la ringrazi, non solo perché il libro è straordinario ma perché, evidentemente, ha mostrato di conoscerti e di consigliarti con amorevolezza. “L’educazione”, prima prova letteraria di Tara Westover, Narratori Feltrinelli 2018, racconta di una famiglia mormone dell’Idaho. Sotto la guida di una rigida volontà paterna che si rivela via via segno di patologia dissennata e pericolosa, crescono i figli, quattro dei quali non sono registrati all’anagrafe, non vanno a scuola, non vengono curati dal dottore, non hanno libri in casa. Difendendosi da fantomatici Illuminati la famiglia si prepara alla fine del mondo. La madre, che in alcuni casi tenta una difesa dalle imposizioni maschili del padre e di uno dei fratelli, Shawn, violento con le sorelle, cede ad assurde credenze e superstizioni finendo con l’essere sottomessa al ruolo femminile che le è stato imposto. Le storie che in prima persona Tara racconta ricostruendo la sua vita sin dagli anni dell’infanzia sembrano pazzesche eppure ci dicono delle possibili conseguenze della follia spacciata per verità, dell’oscurantismo e della violenza cieca che può scatenare qualunque fanatismo ossessivo. Nel romanzo, 375 pagine che ho letteralmente “bevuto”, Tara trova una strada per cercare una via di fuga e di salvezza che passa proprio dall’educazione. Un modo doloroso e conflittuale che le permette di allontanarsi da un destino che sembrava dovesse intrappolarla per sempre.

Questo libro, scritto con una lingua forte e diretta, ha aperto dentro di me i ricordi. Mi compaiono davanti agli occhi i volti di tante alunne e alunni che negli anni di insegnamento mi hanno accompagnata. Alunni delle scuole medie inferiori, di corsi per lavoratori, di istituti tecnici, di licei, tutti e tutte con le loro bellezze ma anche con i loro problemi, a volte davvero pesanti, a cui bisognava rispondere attraverso l’educazione. Penso a loro e a chi ha vinto attraverso l’educazione: un bambino figlio di un carcerato, una bambina di cui si sospettava volessero farne una prostituta, un pecoraio che qualcuno voleva non prendesse il diploma di terza media, e tanti e tante che abbiamo, con i miei colleghi e colleghe, tirato fuori da situazioni terribili. Facendo cosa? Tenendoli a scuola (ci ho scritto pure un romanzo). E penso anche a quante amiche e amici leggono e scrivono, alle tante comunità di esseri pensanti con cui scambio valori e sogni. Ai librai fantastici che fanno un lavoro prezioso. A quelli che credono fermamente che sia necessario educare, nei luoghi e nelle forme per ciascuno congeniali. Senza pretese di salvezza ma con serietà e ostinazione. Da sud a nord, in tutti gli angoli del mondo. E senza confini, per carità.