A pelle scoperta Francesca Piovesan

photo_2019-11-29_19-02-19Cercare una misura, stare dentro la misura. La misura breve del racconto che ho ritrovato in “A pelle scoperta” di Francesca Piovesan, edito da Arkadia, nella collana SideKar curata da Ivana e Mariela Peritore. Quindici racconti di poche pagine ciascuno, parole scelte con cura per dire aspetti della realtà che a un primo sguardo possono apparire trascurabili e che invece fanno da cardine intorno a cui si svela la vita nascosta delle cose. Perchè sono piccole le cose che Francesca Piovesan osserva come se una lente d’ingrandimento accompagnasse lo sguardo. La misura delle cose che sotto la lente si ingrandiscono, assumono contorni nuovi, aprono le braccia per raccogliere nuovi significati, per lasciare col fiato sospeso. Le circostanze in cui si muovono i personaggi sono quelle in cui potremmo ritrovarci tutti. Varchi di quotidianità sofferta, a tratti destabilizzante, che si colora di sfumature salvifiche laddove il sentire si dilata per incontrare l’esistenza degli altri in quel territorio sconosciuto dove i corpi si avvicinano, si sfiorano, si scambiano, le malinconie si accalcano. Amori che non si compiono o che finiscono, uomini narcisi, Davide che non mangia, Teresa che ama i canarini e che di notte ascolta i rumori della casa, Margherita che accetta di ballare con l’uomo vestito di grigio, madri, figlie, Leonardo che esce dall’acqua e ha una ferita sulla gamba. Senza interpretazioni, le situazioni si presentano nella loro evidenza che lascia uno spiraglio, una traccia, un sentore di qualcos’altro, lì, pronto a manifestarsi a chi voglia scavare. Un sospeso che non conclude. Mi sono chiesta se fosse la pelle, quella del titolo, a indicare la strada e ho pensato che forse è nella misura stessa del corpo che in essa è contenuto. Un corpo materiale eppure soggetto a trasformazioni continue e misteriose, impercettibili e invisibili che istante dopo istante modificano la vita, il mondo. La pelle che tutta ci delimita, che talvolta vorremmo confine e che pure non può proteggerci completamente, che come un velo leggero può squarciarsi all’improvviso e noi non possiamo impedirlo. Le situazioni che compaiono nei racconti di Francesca Piovesan ricordano il minimalismo di certe scritture della letteratura americana ma si accompagnano a sfumature poetiche che sollecitano l’immaginazione. “…senti un profumo di fiori antichi che nessuno riconosce e raccoglie più…”.

I sensi setacciano i luoghi, un luna park, una spiaggia, un bar, scivolano tra le stanze, ascoltano il vento, aprono gli occhi. “Lampi di luce negli occhi. Questo era quello che succedeva a Lucia, lampi di luce negli occhi. Solo di notte, forse quando era molto stanca, ma adesso le succedeva spesso anche quando stava bene…”. Lucia, il cui nome non è certo casuale, che a detta del dottore non ha niente. E allora perché le costa così tanta fatica guidare, perché deve fermarsi negli autogrill e fare lunghe pause osservando ogni dettaglio? Perchè le cose diventano un appiglio? Perchè la pelle ha così tanti tremori e sussulti?