Ulisse e Polifemo di Alessio Romano

photo_2020-02-25_12-03-35È un libro per bambini davvero delizioso Ulisse e Polifemo di Alessio Romano pubblicato da LiscianiLibri nella collana I Miti raccontati ai bambini. Con una pregevole copertina rigida, illustrazioni divertenti e coloratissime di David Landi, il mito si trasferisce dall’antichità in una clinica svizzera dove il famoso Dott. Prof. Victor Frankenstein opera calciatori, attrici, politici e uomini d’affari tutti presi da preoccupazioni estetiche. Mai, poverino, che si presenti un caso eccezionale così da poter mostrare la sua bravura in una prova dall’alto valore scientifico! Fino a quando la sua segretaria-infermiera, che ogni volta gli snocciola addosso tutti i titoli di cui il dottore è insignito facendolo infuriare, non gli annuncia un paziente: Nessuno Polifemo, il cui nome e cognome darà il via, ovviamente, a una serie di divertenti fraintendimenti. Ma quando arriva Nessuno, gigante monocoluto, grazie a una narrazione accattivante e ironica si ribalta il piano del mito. Il mostro, da monstrum “portento, prodigio”, come chiarisce l’autore in alcune pagine conclusive del volume in cui con una linguaggio adatto ai giovani fruitori del testo è affrontata anche la questione omerica, ci appare subito simpatico. Dimentichiamo la sua enorme statura e l’occhio mostruoso che occupa la fronte perché egli dice che, in verità, è stata Penelope a inventare tutto, non solo la storia che lo riguarda ma anche le varie avventure che Ulisse ha vissuto nel viaggio di ritorno a Itaca. È stata una donna annoiata, che per sfuggire alla malinconia per l’assenza del marito e alla paura delle notti insonni, s’è inventata tutto. Mio caro marito Ulisse, gli anni della guerra sono stati davvero lunghi e la mia attesa del tuo ritorno sembrava non avere mai fine. Dovevo trovare un modo per ingannare il tempo, altrimenti rischiavo di impazzire dalla malinconia”. Non è da trascurare l’avere affidato la narrazione del mito al genio di Penelope, un altro ribaltamento che fa del racconto una reinvenzione e che riconosce alle donne un talento narrativo tradizionalmente attibuito agli uomini. Il povero Polifemo che ha subito l’onta di secoli di maldicenze supplica il dottore perché desidera adesso essere fornito di due occhi per fare una sorpresa alla sua amata Polifemmina. Non sveliamo l’intreccio che ne deriva, ma l’amore di Nessuno Polifemo e Polifemmina è così speciale da spingere entrambi a voler fare pazzie per “vedere” pienamente l’altro e l’altra. Anche il dottore e la dottoressa Frankenstein fanno a gara per dichiararsi amore e in un susseguirsi di piccoli colpi di scena conducono gli eventi a uno svelamento di fatti e intenzioni, un vedere più ampio che coinvolge tutti i personaggi. E sebbene destinato a lettori e lettrici dai 7 anni in su sembra quasi che l’autore voglia suggerire un messaggio valido per tutte le età: l’amore vero pone condizioni?

“Io, bullo” di Giusi Parisi

Ci sono libri che pur essendo nati per i ragazzi sollevano questioni che riguardano noi io_bullotutti, adulti e meno adulti. È il caso di “Io, bullo” di Giusi Parisi, uscito per Einaudi Ragazzi, con una copertina strepitosa di Marco Somà. Il tema trattato è di grandissima attualità e ci pone davanti a una sfida educativa che insegnanti, dirigenti, genitori e ragazzi stessi si trovano ad affrontare, spesso senza avere le conoscenze e gli strumenti necessari per farlo. Il bullismo e il cyber bullismo sono diventati delle vere e proprie emergenze e l’avere a disposizione un testo che affronti la problematica con un taglio narrativo non è cosa da poco. A parlare, infatti, è il bullo in persona: Alessandro, ragazzo di tredici anni che vive in uno dei quartieri più difficili della città di Palermo. Ha un padre in galera di cui ha preso il posto in famiglia e una rabbia dentro pronta sempre a esplodere. Lo troviamo subito all’opera nella sua classe e con i suoi compagni, si è già fatto la nomea nel corso della sua vita scolastica e, come una profezia che si autoavvera, non può, se anche volesse, uscire dal ruolo e dagli schemi, dagli atteggiamenti a lui attribuiti. Con un registro linguistico semplice e diretto che ben si adatta alle situazioni descritte, Giusi Parisi ci fa entrare nell’aula, ci fa conoscere Alessandro e i suoi compagni per mostrare il bullismo come risultato di ambienti e relazioni, come comportamento violento e disfunzionale mai del singolo. E ci suggerisce di guardare alle vite di questi ragazzini per coglierne le difficoltà, i conflitti familiari a volte drammatici, le questioni umane che spesso ci portano a pensare che niente possiamo fare, che niente la scuola può fare. Ci commuoviamo davanti a Caterina e alla sua mamma prostituta, a Vincenzo detto Viciù ‘u nanu che lavora nella baracca di frutta e verdura del nonno, a Giovanna detta Nella ‘a bedda di cui Alessandro è innamorato. E poi ci mettiamo nei panni di chi vorrebbe, ma non lo fa, difendere Danilo ‘u scemu che diventa la vittima predestinata di Alessandro e della sua azione spregevole. Le conseguenze che questa scatena diventano la leva narrativa della seconda parte del libro in un crescendo di cui non diremo, per non togliere il piacere al lettore di fare il suo personale viaggio. Ci preme tuttavia notare che altre problematiche vengono affrontate attraverso il racconto. In particolare la questione educativa che riguarda gli insegnanti, le loro risposte di fronte a situazioni molto difficili rese tali anche dalla carenza di sussidi economici, istituzionali, da un’assenza di risorse che mette con le spalle al muro. Assolve a questa funzione il personaggio della professoressa Mara De Lisi, l’insegnante d’italiano che da nuova arrivata non solo cerca di conoscere a fondo i suoi alunni ma di intervenire con strategie educative che possano coniugare l’aspetto tecnico-didattico con quello umano. Leggendo di lei e dei suoi sforzi per costruire un dialogo con tutti, compreso il bullo Alessandro, entriamo in quel mondo che fa della scuola un luogo di umanità complessa, a volte frustrante, ma dove non si può restare indifferenti se si desidera la creazione di valore, come teorizzato dall’educatore giapponese Tsunesaburo Makiguchi. Qual è lo scopo dell’educazione e quali strumenti possiamo cercare e attivare per riuscire nella nostra sfida educativa in una realtà complessa come quella attuale? La sfida, cioè, di una educazione creativa per le generazioni future.