La casa delle madri Daniele Petruccioli

 

La casa di città e la casa al mare sono gli scenari dentro i quali viene narrata la vita di una famiglia borghese, in un susseguirsi e combinarsi di piani temporali di generazione in generazione, e si delineano figure e personaggi, il notaio, la moglie, figli, nipoti, vicende di vite vissute, complicate, di lutti e umane incapacità ad affrontare il dolore. E dico dentro perché questa è la dimensione del romanzo La casa delle madri di Daniele Petruccioli TerraRossa Edizioni, entrato nella dozzina dello Strega 2021, costruito per piani narrativi e temporali intrecciati grazie all’uso di una lingua che scava, che attraverso incisi e lunghe parentesi, in assenza quasi totale di dialoghi, riproduce il flusso di pensieri e contraddizioni che ci abitano. C’è una voce, un discutere e domandarsi che attraversa tutto il romanzo, un non volersi piegare alle restrizioni della realtà, una ribellione, un conservare la memoria che ho sentito femminile, di madre.

I luoghi con le loro memorie e presenze che il tempo non cancella nonostante le modifiche, le ristrutturazioni, le esigenze di modernità e mode, spostano lo sguardo di chi legge e lo amplificano per ritornare poi al “dentro” dei personaggi, primi fra tutti i gemelli Ernesto e Elia, prima bambini, poi adolescenti e adulti. Coppia oppositiva sin dalla nascita, da quando, forse per l’uso del forcipe, Ernesto è stato segnato da una lesione cerebrale. Gemelli, divisi e uniti per costituzione, diversi in un tormento che vorrebbero sanare per avvicinarsi ma che li mantiene incapaci di sentirsi emancipati e liberi, che lottano, che litigano fino allo stremo delle forze, si sfiorano e si allontanano ma non possono vivere né da soli né insieme. La madre dei gemelli, Sarabanda, femminista, anticonvenzionale, i cui comportamenti non sono approvati dalla famiglia, decisa ad affrancarsi da una cultura patriarcale e Speedy, il padre, che fugge dalle responsabilità e soffre in particolare della malattia del figlio Ernesto, sono stati giovani e innamorati negli anni settanta ma poi schiacciati dal peso della malattia di Ernesto e dai tentativi di curarla. Elia cresce ossessionato dalla richiesta della madre: “bada a tuo fratello”, Ernesto cresce nella rabbia e nell’ossessione dell’abbandono che lo rendono violento e autolesionista.

È impossibile non sbagliare, di tanto in tanto; padri e madri (se non sono del tutto ciechi) lo sanno bene e non hanno altra scelta se non di andare avanti con un’alzata di spalle e una scintilla di speranza. Ma quando un figlio parte già con un handicap, la volontà di aiutarlo a colmare il più possibile il divario è così intensa, talmente cocente che la paura di sbagliare diventa esistenziale.

E coppia oppositiva è quella della nonna materna Nina, arrivata dal Nord, colta, traduttrice, presa dai suoi libri, ritmi, poesie e canzoni. Nina era sempre a rischio di dimenticanza e quella paterna, Ilide, religiosa, conservatrice, che ti insinuava la colpa con rimproveri roventi e ben mirati.

Coppia è quella delle due donne che aiutano Sarabanda a crescere i figli, Mariaflora, che Elia da piccolissimo restava a guardare mentre dormiva e che si tuffava poi nel letto di lei Mariaflora addormentata a pochi passi da lui, a respirare, a lasciarsi inondare dalla marea – ora più tranquilla – di pelle addormentata e di respiro piano, binario, i pochi secondi necessari a un corpo intorpidito per accorgersi di essere osservato e riemergere a quest’altro livello di coscienza che siamo soliti chiamare veglia e Annalucia, che insegna a Ernesto come impastare gli gnocchi, sebbene una delle due mani non rispondeva ai comandi muscolari con una mano sola, imparava a impastare, versare, mescolare con forza.

I corpi che si fronteggiano, si avvicinano e si respingono, le storie nella storia sono il respiro di una voce narrante in terza persona che si smargina e si articola in una prosa ricca che torna e ritorna sugli eventi vissuti per mostrarne le possibilità di interpretazione della realtà. Un flusso che necessita di sguardo appassionato e lento per coglierne i richiami letterari e le raffinatezze.

Daniele Petruccioli, La casa delle madri, TerraRossa edizioni, 2020

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