Una donna quasi perfetta Madeleine St John

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Se vi piacciono i dialoghi questo romanzo è per voi. In “Una donna quasi perfetta” di Madeleine St John, uscito alla fine di giugno per Garzanti, la storia di Flora, di suo marito Simon, di Gillian, di Lydia e delle relazioni che si intrecciano fra loro sono costruiti con perizia drammaturgica in un alternarsi di capitoli-scene in cui i personaggi si definiscono attraverso le loro parole.

Come scrive magistralmente Nadia Terranova nella sua prefazione: “Madeleine St John entra nel luogo più esotico e spinoso che la nostra società ha voluto inventare: il matrimonio. Lascia che questa parola si srotoli, si distenda nella quotidianità, prenda il respiro della normalità familiare, e poi, come quando aprendo un armadio ci si ritrova davanti a uno specchio e si salta in aria nel riconoscere la propria immagine, scende nelle piccole bugie che diciamo soprattutto a noi stessi, giù, in fondo, fino al confine tra ingannare sé stessi e ingannare la persona che abbiamo accanto”.

Le situazioni narrate sembrano assai consuete. Simon è uno sceneggiatore che fa del proprio lavoro un punto d’orgoglio e lascia a Flora la cura della casa, dei tre figli, la responsabilità di un matrimonio in cui lui sta comodo sebbene si annoi. Accompagna a casa Gillian quando la famiglia è in vacanza e la sua incapacità d’amare esplode in attrazione e passione, quella attrazione che non provava per Lydia e che era riuscito a decifrare quando aveva provato l’impulso di baciarla. Quel che accade a questi personaggi si muove tra il manifesto dei loro comportamenti e i pensieri, le emozioni nascoste e incoffessabili, movimenti che Medeleine St John tratta con ironia sebbene, scavando, mostrano l’insoddifazione, la malinconia, il rimpianto per la piega che hanno preso le vite. E mentre Simon si trincera dietro un “tutto è così transitorio” che contiene la sua mancanza di coraggio, le donne, ognuna a suo modo, affrntano la realtà con maggiore decisione, ognuna cerca una dimensione che possa dare un senso alla propria esistenza. Come Gillian, commercialista bionda e vitale, che desidera essere una donna indipendente o Lydia, che sembra ritrovarsi attraverso fatti che riguardano gli altri, compresa la scoperta del tradimento di Simon. Come Flora che, sebbene Simon la ostacoli ricordandole che si è convertita all’anglicanesimo quando lo ha sposato, prova ad avvicinarsi alla Chiesa cattolica. In una fede alimentata da frasi del Vangelo e riti domenicali, Flora cerca una stabilità più solida, prova a superare le ansie conciliando scelte autonome e adesione fedele al matrimonio. C’è del commovente in lei. Mentre era con la sua famiglia – tutti insieme per la prima volta dopo mesi e mesi – si sentiva così appagata che non riusciva a immaginare da dove scaturisse quell’ombra scura che la sovrastava… Forse ipindeva dal fatto che li amava tanto. L’amore cresce con il tempo. Più gli dai spazio e più si intensifica…

Madeleine St John cerca le parole giuste per dire ciò che ricaviamo dal miscuglio che si agita in ognuna e ognuno di noi, quel che traspare ma non è difficile da dire. Che è anche la sfida di chi scrive. Flora considerò la faccenda. «Sììì», replicò. «Suppongo che sia proprio questo che intendevo». Ma non era solo questo, c’era dell’altro, qualcosa di più, o di meno, in quellos pazio strano e angusto della mente dove risiedono i significati ma non le parole per trasmetterli.

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